TESTIMONIANZA I

Mi chiamo Stefania, ho 39 anni, sono sposata con due figli, e faccio parte come volontaria dell’Associazione A.R.CO.92 dallo scorso ottobre.
Per me non è stata la prima volta, visto che ho svolto il volontariato ospedaliero presso un gruppo della Croce Rossa Italiana, ma nonostante questo, l’esperienza iniziata al Reparto C1 è stato un modo diverso per conoscere dolore e malattia, scoprendo una realtà e un mondo a me completamente sconosciuti.
In questo reparto sono ricoverati pazienti “tornati” alla vita dopo il tunnel del “coma” (lungo o breve che sia stato), dopo quindi una situazione drammatica, dopo un’esperienza non descrivibile, e questo non solo per il paziente stesso, ma per tutta la sua famiglia che ne rimane inevitabilmente travolta.
I familiari devono così iniziare un nuovo cammino spesso difficile da accettare, completamente diverso da quello che si viveva sino al giorno prima. Dovranno spesso fare i conti con il temperamento a volte aggressivo, a volte depresso del loro familiare; dovranno imparare a gestire un paziente notevolmente compromesso, dovranno riorganizzare la loro vita, i loro ruoli; si troveranno, a volte, nella necessità di trovarsi un alloggio (per chi qui non è residente) per poter assistere il loro caro, dovranno fare i conti con qualcosa su cui nessuno potrà dare certezze.
Qui il ruolo della volontaria secondo la mia esperienza può essere importante e necessario;il volontario, a mio parere, rappresenta una figura diciamo così ”imparziale”, cioè non è un medico, non è un infermiere, non è un membro dell’ospedale: è invece una persona qualsiasi, semplice, che viene dalla strada, una persona motivata e sensibile.
Fa la sua entrata in scena con delicatezza, con tatto, quasi in punta di piedi, ma decisa e sicura nel far sentire la propria presenza.
Io spesso parlo con i familiari, ascolto le loro storie, le loro vicende drammatiche, le loro difficoltà a volte anche economiche nell’affrontare un lungo periodo di malattia, difficoltà anche nel vivere lontano dalla propria casa, e magari dagli altri membri della famiglia.
Allora ecco che secondo la mia esperienza occorre portare una ventata di allegria,sorrisi, disponibilità, conforto. Spesso gioco a carte con loro, e passeggio nel parco con chi ne ha la possibilità, racconto le mie giornate, le mie abitudini e, per quanto mi sia possibile, cerco di fare del tutto per tenere lontano il pensiero della malattia per qualche ora.
Quando esco dal Reparto per poi tornare a casa, rifletto su ciò che ho visto, che ho vissuto, e stranamente, in quel luogo dove vedo giovani e meno giovani gravemente malati, mi sento diversa, arricchita di un qualcosa che non si può quantificare, soddisfatta del tempo dedicato a loro, e per quanto non abbia fatto assolutamente niente di concreto per poter migliorare il loro stato fisico, capisco quanto sia forte la loro voglia di vivere, di combattere, di andare avanti, cosa che spesso noi persone “sane”, chiuse nei nostri egoismi e nei nostri ritmi di vita di persone normali ,perdiamo di vista.



vedi anche:

da Volontario a Volontario
Testimonianza di una volontaria I
Testimonianza di una volontaria II
Suggerimenti per i volontari

 

 

Associazione A.R.CO.92 Onlus
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