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Probabilmente non avete mai sentito parlare dell’Ortoterapia,
eppure sicuramente avrete già sperimentato
i suoi benefici effetti, come dopo una camminata in
un parco o in un giardino: non vi siete sentiti più
rilassati?
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16/06/2009: Casa Dago, per tornare a vivere
dopo il coma
Roma Salute News, Francesca Tomassini
La prima struttura in Italia che si occupa
di reintegrazione familiare, sociale, scolastica e
lavorativa
Vista da fuori è
una deliziosa villetta, vista da dentro è una
casa spaziosa curata nei minimi particolari, accogliente,
calda e rassicurante. Fuori sul cancello d’ingresso
c’è affisso un cartello con scritto il
nome “Casa Dago”, ossia la prima struttura
in Italia che si occupa di reintegrazione familiare,
sociale, scolastica e lavorativa del paziente post-comatoso.
Nata nel 1999, come progetto sperimentale condotto
dall’ ARCO 92 Onlus, “Casa Dago”
deve la sua esistenza al Presidente della Onlus Maria
Elena Villa e il suo nome al diminutivo del figlio
della Signora Villa, scomparso a soli 21 anni dopo
tre mesi di coma circa 20 anni fa. La struttura è
destinata a pazienti con deficit neuromotori e neuropsicologici
dovuti al coma. La loro giornata a “Casa Dago”
è divisa: la mattina seguono programmi riabilitativi
in regime di day hospital ambulatoriale presso istituti
specializzati; il pomeriggio, all’interno delle
“mura domestiche”, vengono svolti corsi
di attività riabilitative innovative come corsi
d’informatica, il decupage, l’arteterapia
e la pet therapy. All’esterno, alle spalle della
villetta c’è anche un’area riservata
all’attività di orto – flori –
frutticoltura. Ogni paziente, all’interno della
struttura, ha una propria stanza e un proprio bagno
che divide con un familiare, per un totale di 16 posti
letto. Maria Elena Villa spiega come tutto sia finalizzato
“al reinserimento nella famiglia, nella scuola
e nel lavoro dei nostri pazienti. Il progetto è
quello di insegnare alla famiglia a gestire il soggetto
post – comatoso nel momento in cui passa alla
fase di day – hospital. Infatti la fase di riabilitazione
non finisce in ospedale: tutti gli esiti che rimangono
al paziente devono poi essere gestiti”. Un dato
estremamente rilevante per capire l’entità
del problema e le difficoltà che ne conseguono,
è quello che riguarda la fascia d’età
dei pazienti post – comatosi: la maggior parte
va dai 14 ai 35 anni. Giovani e giovanissimi che nella
maggior parte delle volte a causa di un incidente,
si trovano a essere soli al mondo dopo il loro risveglio
dal coma, troppo deboli per affrontare la lunga riabilitazione
e le difficoltà oggettive. Lo staff di “Casa
Dago” composto da psicologo, educatore, terapista
cognitivo, assistente sociale e volontari specializzati
garantisce il sostegno di cui i pazienti necessitano
ma soprattutto la volontà di sperimentare insieme
i metodi per recuperare la maggior autonomia possibile
nella vita quotidiana. Ci sono infatti una serie di
disturbi a livello neuro - psicologico che sono spesso
ignorati come il disturbo dell’attenzione, dell’iniziativa,
della memoria e della concentrazione che spesso portano
i familiari a sostituirsi ai deficit del paziente.
“Tutto questo va evitato –continua la
Signora Villa – per far in modo che i ragazzi
possano muoversi nel massimo dell’autonomia
possibile”. Ma nel corso degli anni non è
stato facile tenere in pedi il progetto “Fino
ad oggi abbiamo chiuso e riaperto la struttura tre
volte” racconta il Presidente Villa, ma nella
storia di “Casa Dago” si inserisce l’assessorato
alle politiche sociali della Regione Lazio e nell’ultimo
trimestre 2008, anche l’azienda Asl Roma C.
“Alla fine dello scorso anno abbiamo stretto
i contatti con l’associazione Arco 92 - spiega
a dottoressa Velia Bruno, dirigente della Asl Roma
C, che si è occupata e si occupa tutt’ora
del progetto in questione - per subentrare nel momento
in cui grazie ad una legge regionale del dicembre
2008, è stata stanziata una somma di 400 mila
euro a favore della nostra Asl a favore di questo
progetto. Il 70% di questa somma è disponibile
e ne abbiamo già attinto per riavviare la progettualità”.
All’interno della struttura vengono accolti
anche pazienti esterni e nuclei familiari non più
inseriti in progetti di riabilitazione. “Casa
Dago”, grazie alla forza del suo Presidente,
alla collaborazione della Asl Roma C, alle iniziative
dei collaboratori e dei volontari, è riuscita
in questi anni a diventare il punto di riferimento,
la luce in fondo al tunnel nel momento più
buio della vita di tanti ragazzi e ragazze.
10/01/2009: "Casa Dago" per soggetti
post-comatosi
Regione Lazio Sala Stampa
La Giunta regionale del Lazio presieduta da Piero
Marrazzo ha approvato il progetto ‘Casa Dago’,
la struttura per il reinserimento sociale e la reintegrazione
familiare supervisionata del soggetto post-comatoso
con l’obiettivo di migliorare la vita di chi
è uscito dal coma.
Il progetto è stato
presentato dall’Azienda USL Roma C. Il progetto
‘Casa Dago’ punta alla riqualificazione
e al reinserimento scolastico-lavorativo dei soggetti
post-comatosi, con il supporto dei corsi di informatica,
disegno e pittura, decoupage e ortofrutticoltura.
Presupposto fondamentale è l’ospitalità
nella struttura, per i residenti nella provincia e
non, essenziale per la prosecuzione del progetto riabilitativo
extra-ospedaliero
Casa Dago, è stata
creata da l’A.R.CO.92 una struttura nella quale
vengono ospitate persone con handicap motori e psicologici,
i quali assieme ai propri familiari affrontano la
delicata fase del ritorno presso il proprio ambiente
familiare e sociale. Ogni attività è
svolta con la supervisione di psicologi, che aiutano
i familiari a gestire ed aiutare il disabile nel recupero
della maggior autonomia possibile, nell’ottica
del reinserimento familiare, sociale, scolastico e/o
lavorativo.
l’A.R.CO.92 è
presieduta fin dalla sua costituzione da Maria Elena
Villa, coadiuvata da specialisti del settore (rianimatori,
neurologi, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti,
psicologi ed infermieri.) impegnati prevalentemente
nei reparti di Rianimazione del Policlinico "A.
Gemelli" e dell’I.R.C.C.S. "Santa
Lucia" di Roma, con l’indispensabile aiuto
di un gruppo di volontari.
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