ROBERTO, ACCANTO A LUI UN FRATELLO FRANCESCANO:
"LE MIE GAMBE FATICANO ANCORA, MA ADESSO IL MIO SPIRITO HA LE ALI"
(ottobre 2001)

Era da molto tempo che pensavo di farlo, ma solo adesso che mi è stato chiesto di contribuire ad una maggiore informazione su quel mondo oscuro che ancora è il coma e il post-coma, mi sono deciso a farlo: descrivere la mia esperienza.

Sono un ragazzo ventenne della provincia di Bari e mi chiamo Roberto; l'11 giugno 2000 sono stato vittima di un terribile incidente automobilistico che mi è costato undici giorni di coma profondo e un percorso riabilitativo che dura ancora oggi. La sera dell'incidente tornavo con altri tre amici da una festa di una nostra amica diciottenne. Il ragazzo che era alla guida - per motivi che non mi ha ancora spiegato - viaggiava ad alta velocità: improvvisamente ha perduto il controllo della vettura ed è uscito di strada, andandosi a schiantare contro un muretto. L'impatto mi ha fatto letteralmente schizzare fuori dal lunotto posteriore. I miei amici invece sono rimasti praticamente illesi.

Al di là della cronaca e della dinamica dell'incidente, mi preme far sapere a tutti coloro che leggono questa mia testimonianza quanto sia cambiata la mia vita e quanto quella che poteva essere una valle di lacrime si sia trasformata per me in una nuova fonte di energia. Appena ho ripreso conoscenza e ho ritrovato la capacità di formulare pensieri coerenti ricordo di aver pensato che a venti anni avevo rischiato, per una bravata del mio amico, di lasciarci la pelle e mi chiedevo: "ma cosa ho fatto io d'importante a questo mondo perché qualcuno potesse ricordarsi di me se fossi morto?". Questo interrogativo mi ha tormentato per un po', fino a quando, grazie a mio fratello, frate francescano, ho fatto "conoscenza" con il Signore: da qui la mia conversione. Ci tengo a sottolineare questo passaggio, perché è l'unico aiuto, insieme all'affetto dei miei parenti, che mi ha permesso di superare questa travagliata parentesi della mia vita.

Però non posso dimenticare di ringraziare anche tutte quelle persone - medici e infermieri - che mi hanno curato nella clinica riabilitativa di Roma ed i volontari dell'A.R.Co.92 che con premura mi hanno assistito, prima nel reparto e ora nel reinserimento sociale. E' grazie a tutti loro che posso raccontare la mia vicenda.

A "Casa Dago" non sono l'unico ragazzo presente e insieme agli altri ospiti, quasi tutti giovani come me, partecipo alle attività che il corpo di volontari organizza per noi: tra le altre, ad esempio, il corso di giardinaggio e quello per l'uso del computer. In questa struttura, infatti, si adoperano per aiutarci a reintegrarci nella società, spronandoci soprattutto a prendere coscienza di quanto ci è accaduto e che - nonostante qualche limite in più con cui dobbiamo ora confrontarci a causa dei postumi dell'incidente subito - possiamo ancora condurre una vita normalissima.

Cosa ho imparato da questa difficile esperienza? Semplicemente questo: che i nostri limiti o difetti sono la nostra salvezza. Penso al lebbroso citato nella Sacra Scrittura: a lui va incontro il Signore e proprio perché è lebbroso incontra la salvezza. Io, come molti di questi ragazzi che sono qui con me, ho le gambe che ancora faticano in salita, ma adesso ho uno spirito con le ali che mi fa sentire unico... unico come ognuno di voi.Questo è quanto mi premeva dirvi, sperando di non avervi annoiato ma soltanto aiutato ad apprezzare un pochino più la Vita.

Roberto D'amato - Bari

N.B.) Chiunque volesse mettersi in contatto con Roberto può rivolgersi all'A.R.C0.92 Onlus che provvederà ad inoltrare la richiesta.