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Nel 1994, esattamente il 17 giugno, ho avuto un brutto incidente mentre guidavo una moto. Sono stato imprudente, ma allo stesso tempo fortunato perché a soccorrermi prontamente è stato proprio un medico a bordo di un'automobile che avevo appena superato. Il suo intervento sì è rivelato fondamentale per la mia vita, la quale poteva terminare a 17 anni e mezzo sull'asfalto di una strada. Nonostante i soccorsi tempestivi, sono comunque andato in coma: soltanto per poco non sono precipitato in quello irreversibile. Lo stato di coma profondo è durato due mesi e mezzo e prima del mio risveglio definitivo ho vissuto 20 giorni in coma vigile: in tutto questo periodo ho fatto molti sogni in cui l'immagine di Gesù e quella della Madonna si tramutavano in due miei parenti molto stretti. Il sogno che però mi ha colpito di più è stato vedere la mia anima che si staccava dal mio corpo, girava intorno al letto dove giacevo e mi diceva che ero stato molto sciocco rischiare la vita per un'inutile corsa in moto. Quando i medici si sono accorti che mi stavo risvegliando hanno preso contatto con l'I.R.C.C.S. "Santa Lucia" di Roma, una struttura specializzata dove avrei potuto svolgere il percorso riabilitativo e tornare ad una vita quasi normale. In questo Istituto sono rimasto per 10 lunghi mesi. Il primo quadrimestre è stato molto faticoso perché ho dovuto impegnarmi a fondo per ripristinare al meglio le mie funzioni neurologiche e neuromotorie. Appena ricoverato alla Santa Lucia ho avuto la fortuna di conoscere l'A.R.CO.92 che con i suoi volontari mi ha spronato a non abbattermi, a lottare contro questo "incidente di percorso" e a trovare nuovi stimoli per tornare a vivere. Le volontarie dell'Associazione si sono rese utili in tanti modi: mi aiutavano a mangiare - sollecitandomi a farlo da solo in modo da essere autosufficiente ed evitando così di sovraccaricare di impegni mia madre - mi portavano a spasso per il giardino facendomi apprezzare cose che prima non notavo neanche, come, ad esempio, un tramonto o un albero dalla forma strana.... Può sembrare poco, invece significa veramente tanto. Dopo tutta questa esperienza, ora sono molto cambiato. Ho deciso di diventare un volontario dell'A.R.Co.92 con lo scopo di aiutare tutte le persone che stanno attraversando quei problemi che io stesso ho superato; a queste persone dico di non scoraggiarsi, perché la vita può riservare ancora tanti eventi che, a loro insaputa, possono verificarsi. Per circa ho tre anni ho fatto il volontario nel reparto C1 del Santa Lucia, dove sono ricoverati i post-comatosi, e da quando ha aperto "Casa Dago" - l'unica struttura in Italia per la reintegrazione familiare, sociale e lavorativa di questo tipo di pazienti - ho scelto di impegnarmi in questo progetto, cercando di aiutare tutti i miei nuovi amici. In questa casa-famiglia mi dedico, come un secondo lavoro, a portare serenità tra i ragazzi, cercando di dare un contributo alla realizzazione dei loro piccoli, ma importantissimi, sogni che li sostengono nella difficile esperienza che ora vivono, sapendo che io posso ben capirli. Roberto Placidi N.B.) Chiunque volesse mettersi in contatto con Roberto può rivolgersi all'A.R.C0.92 Onlus che provvederà ad inoltrare la richiesta. |